30Giorni | Pacem in terris e azione politica (Giulio Andreotti)

Mentre celebriamo la Pacem in terris e l’illuminato e tempestivo richiamo che ne ha fatto il Santo Padre nel Messaggio di Capodanno di questo triste e tormentato 2003, mi sembra doveroso ricordare qui il reiterato sostegno che la Santa Sede ci ha sempre dato nella ispirazione ed elaborazione di una politica esterna, impostata rigorosamente sulla solidarietà e sulla pace.

Parto dagli anni degasperiani. Gravava duramente sull’Italia la pesante eredità della guerra “fascista”; e, nonostante la partecipazione dell’esercito italiano accanto agli alleati pochissime settimane dopo la pubblicazione dell’armistizio (è lì a ricordarlo il cimitero di Montelungo nella piana di Cassino), un gelido isolamento incombeva su di noi. Le porte dell’Onu (la nuova Società delle nazioni) ci sarebbero state aperte solo nel 1955 anche se nel 1949 noi avevamo già aderito alla Alleanza atlantica dopo una coraggiosa battaglia parlamentare interna, nella quale – qui si pone il mio primo “ricordo” in questa gratificante partecipazione al convegno promosso da monsignor Fisichella – oltre all’ostilità dell’opposizione socialista e comunista si dovettero rimontare delicati contrasti nella maggioranza. L’articolo 11 della Costituzione, che ripudia la guerra, era stato salutato con entusiasmo, nell’onda di quella tradizione religiosa popolare che scongiura nelle sue preghiere la guerra accanto alla peste e alla fame. L’idea di un patto militare non era di casa negli ambienti cattolici, anche a prescindere dalla non sopita diffidenza contro la propaganda per l’asse Roma-Berlino-Tokyo e dintorni. Convincere che solo attraverso una forte intesa armata tra le due sponde dell’Atlantico si potesse bloccare l’espansionismo dei sovietici non era facile. E anche all’interno della Democrazia cristiana forti erano le perplessità e addirittura le avversioni, in persone spiritualmente esemplari come Igino Giordani.

Mentre celebriamo la Pacem in terris e l’illuminato e tempestivo richiamo che ne ha fatto il Santo Padre nel Messaggio di Capodanno di questo triste e tormentato 2003, mi sembra doveroso ricordare qui il reiterato sostegno che la Santa Sede ci ha sempre dato nella ispirazione ed elaborazione di una politica esterna, impostata rigorosamente sulla solidarietà e sulla pace… Una iniziativa chiarificatrice fatta dal cardinale Spellman su alcuni vescovi italiani non era stata sufficiente. Ricordo che l’arcivescovo di New York aveva svolto fin dal 1943 una preziosa azione filoitaliana presso il Dipartimento di Stato. Occorreva però che Pio XII in persona fosse conquistato all’idea dell’alleanza difensiva.

Credo si debba a monsignor Montini un suggerimento prezioso dato a De Gasperi: far ricevere dal Papa l’ambasciatore italiano a Washington che conosceva in profondità tutta la tematica, comprese le difficoltà del Congresso americano, per le ricorrenti diffidenze dall’assumere impegni esterni: ricordiamo il noto isolazionismo che, a suo tempo, aveva sconfessato il presidente Wilson impedendo l’adesione degli Stati Uniti alla Società delle nazioni.

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