I decreti attuativi del Federalismo

Intervento del Cons. Valerio Bettoni

Ancora una volta il Consiglio Regionale si trova nell’imbarazzante e sgradevole situazione di fare cassa di risonanza ad una celebrazione propagandistica ed ideologica sulle magnifiche sorti progressive di un federalismo che avanza, mentre in molti di noi consiglieri lombardi, sia di maggioranza che di opposizione, cresce la constatazione di essere, oggi più che mai, vittime dell’incrementarsi di un impostazione statalista, centralista e verticista.

Siamo al punto più alto del manifestarsi di un’attesa parolaia ed inconcludente per un federalismo mai precisato e mai definito, mentre al tempo stesso, registriamo il punto più basso nella nostra storia lombarda della riduzione reale della nostra autonomia, con un contenimento delle risorse trasferite di dimensioni inaccettabili e impraticabili.

Siamo davvero al paradosso di dover far finta di celebrare un successo storico della Lombardia e del movimento padano proprio nel momento del più alto indice di inascolto delle proteste e delle proposte della Regione Lombardia, a guida Formigoni da oltre 15 anni, proprio sulla vitale questione della autonomia finanziaria e impositiva, nelle forche caudine di un patto di stabilità interno che umilia le istituzioni del governo locale lombardo.

In Lombardia siamo nella sconcertante situazione di constatare che sta partendo un federalismo che è contro le attese, le indicazioni e le proposte dei primi destinatari della riforma stessa.

Nessun passo in avanti si è infatti compiuto rispetto alla vigorosa contestazione della manovra di risanamento finanziario del governo Berlusconi – Bossi – Tremonti, condotta dall’Anci, dall’Upi, dalle Regioni che aveva visto il Pres. Formigoni assumere inconsuete forme di lotta.

Nessun accoglimento hanno avuto le osservazioni che avevamo a suo tempo presentato per dare più efficacia risolutiva alle tante questioni di assetto istituzionale e di autonomia impositiva lasciate aperte e irrisolte dal combinato dei decreti attuativi. La Lombardia aveva avanzato una Proposta di Legge al Parlamento, fortemente sponsorizzata dalla Lega e sostenuta anche dall’UDC, che non ha avuto nessun riscontro con quanto ci viene oggi proposto.

Avevamo richiesto con quel PLP un pacchetto di risorse aggiuntive stimabile solo per IVA e IRPEF in quasi 15 Miliardi di Euro. Oggi non abbiamo nulla di quanto richiesto per un federalismo variabile e solidale e riscontriamo solo ulteriori pesanti tagli sul già insufficiente.

La Lega è al governo da oltre 15 anni e il dibattito di oggi sul federalismo, all’indomani dell’irrisolto duro confronto sulle misure di contenimento della spesa imposte da Tremonti alle Regioni, da tutti criticate con particolare enfasi da Formigoni e nell’imbarazzante silenzio della Lega, colloca questa maggioranza in una situazione surreale di “lotta e di governo” contro il governo centrale in lotta con se stesso e sulla via delle elezioni anticipate.

Pochi mesi fa avevamo dichiarato – Formigoni in testa – di trovarci di fronte al più grave attentato all’autonomia e alla responsabilità di spesa e di programmazione della Regione Lombardia con proposte incostituzionali, insostenibili, inapplicabili, inique ed ingiuste, da modificare in maniera radicale perché mettono in crisi tutto il sistema di governo locale.

Oggi dovremmo invece festeggiare i primi figli della riforma sul federalismo quando è chiaro che la manovra Tremonti è la pietra tombale del Federalismo: la scure da 700 milioni è la mazzata mortale su quel federalismo differenziato che la Regione Lombardia chiede da anni, mentre ci sono voluti pochi minuti per approvare il decreto su Roma Capitale che brucia altri 800 Milioni dopo quelli di Alitalia e il risanamento dall’alto di Catania, Brindisi e Napoli.

Quella delle risorse, inadeguate alle intenzioni e alle promesse di propaganda, è una grave contraddizione che viene da lontano e che oggi ci esplode tra le mani perché non si è mai voluto affrontare seriamente la questione vera dei costi del federalismo, lasciandola per incapacità o superficialità nella lista delle cose vaghe e da definirsi in seguito

La nebbia che oggi scende in Val Padana e il grigiore dell’indeterminatezza si sono formate quando il Parlamento – con i soli dubbi dell’UDC e nelle posizioni opportunistiche di molti – ha approvato un federalismo generico, propagandistico, indefinito nelle responsabilità e nelle competenze.

Già in quell’occasione Tremonti, che è un ministro serio pur nella durezza della sua impostazione autoritaria, aveva onestamente ammesso di non poter quantificare i costi del federalismo, le risorse, e le coperture necessarie. A scanso di equivoci, prima di far passare i decreti attuativi, ha poi tagliato in maniera drastica i trasferimenti alle regioni e agli enti locali, tanto che oggi la riforma è più che mai un salto nel buio, che rischia di moltiplicare i centri di spesa con costi enormi che saranno a carico dei cittadini e con gli enti locali in insostenibile difficoltà.

Non è certo facile – Ass. Cattaneo – dichiarare che il federalismo non costa niente quando deve spiegare ai pendolari e alle aziende del trasporto pubblico locale che il costo dei biglietti aumenterà del 25% e le infrastrutture della mobilità vengono tagliate o rinviate per l’ennesima volta.

Non sarà facile spiegare agli imprenditori veneti in rivolta fiscale che il federalismo non costa niente quando non ci sono neanche più le risorse per una gestione corretta della salvaguardia del territorio.

Trasporto locale e gestione del territorio sono le priorità essenziali di un assetto reale in cui si è davvero autorità responsabile in casa propria nel garantire i servizi essenziali.

Una contraddizione irrisolta, che viene da lontano ed oggi presenta il suo sorprendente e inatteso conto.

Ancora non c’è la carta delle autonomie con la conseguenza di perpetuare la confusione sul riparto di competenze tra Stato, Regioni e Autonomie locali, prodotta dalla riforma, voluta nel 2001 dal Centro-Sinistra, del Titolo V della Costituzione.

Senza certezze di funzioni non vi può essere certezza di risorse economiche e quindi di copertura finanziaria.

Il codice delle autonomie avrebbe dovuto fissare chi fa e che cosa e con quali risorse Regioni, Provincie e Comuni esercitano la pari dignità nel governo del loro territorio.

In sostanza si riannuncia una riforma che non c’è, mentre tutti gli osservatori più obbiettivi intravedono il rischio di un appesantimento della pressione fiscale.

Un simile federalismo al buio non può essere votato, ed è particolarmente irresponsabile varare ora, in tempo di così drastico e contrastato contenimento della spesa in Lombardia, provvedimenti che rischiano di avere effetti devastanti sui conti pubblici.

Per quanto riguarda il federalismo fiscale, il superamento della spesa storica e l’introduzione del concetto di fabbisogno standard sono obbiettivi da condividere ma occorre essere ben consapevoli che siamo in presenza nel Paese di aree che scontano differenze drammatiche. Alle Regioni del Sud, che devono certo scuotersi e recuperare efficienza e competitività, occorrono tempi più lunghi affinchè i costi non vengano scaricati sulla fiscalità generale.

Anche il federalismo demaniale rischia di essere la scatola vuota, senza premio effettivo, se prima non si definisce in via prioritaria il codice delle autonomie che stabilisce le funzioni di valorizzazione di comuni, province e regioni.

Il federalismo demaniale incompleto e quello fiscale che ancora differisce l’autonomia impositiva degli enti locali, privandoli di ogni possibilità di scelta nell’automatismo dei contenimenti, sono una foglia di fico che nasconde gli effetti del Decreto Tremonti che spazza via ogni residua possibilità di programmazione economica autonoma degli Enti Locali, la cui libertà decisionale è ulteriormente compressa, oltre il punto di sostenibilità addirittura della spesa obbligatoria, trasferita solo sulle responsabilità ma senza risorse.

Senza la radicale correzione del Decreto Tremonti, senza un cambio profondo di passo del Governo Berlusconi–Bossi–Tremonti non ha senso celebrare oggi in Lombardia un federalismo che non c’è – come la Lega vorrebbe per far dimenticare la gelata sulla capacità di un governo che non governa e che richiede elezioni anticipate –.

 

Siamo per le autonomie locali da sempre, dai Liberi e Forti di Don Sturzo a De Gasperi ai valori della sussidiarietà e della responsabilità solidale della dottrina sociale della Chiesa che tanta parte ancora ha nel definire principi e valori di una moderna economia sociale di mercato.

Su questi valori forti e su capacità di governo che oggi molti rimpiangono abbiamo saputo – in particolare in Lombardia – costruire nella gradualità e nella concretezza un sistema originale di valorizzazione delle autonomie locali che ha consentito all’Italia di crescere costantemente proprio attorno all’efficacia, alla partecipazione, alle progettualità riformatrice di Comuni e delle Regioni.

I grandi democristiani lombardi, da Vanoni a Marcora, da Bassetti a Guzzetti, quelli che hanno costruito la Regione Lombardia, ci hanno insegnato che la questione settentrionale non va posta come un surrogato di rivolta e secessione, non come protesta che non sa diventare proposta ma come spinta propulsiva al cambiamento di passo per l’intero Paese che guarda all’Europa.

Non un elemento di ulteriore rottura per l’Italia che deve ricostruire la sua unità ma un federalismo concreto realistico e solidale che gradualmente riesca a distribuire risorse sulle diverse opportunità, correggendo il centralismo ed aumentando il senso di responsabilità delle istituzioni più vicine ai cittadini e ai loro differenziati bisogni.

 

 

Lascia un Commento

Fill in your details below or click an icon to log in:

Logo WordPress.com

You are commenting using your WordPress.com account. Log Out / Modifica )

Foto Twitter

You are commenting using your Twitter account. Log Out / Modifica )

Foto di Facebook

You are commenting using your Facebook account. Log Out / Modifica )

Connecting to %s

Iscriviti

Get every new post delivered to your Inbox.

Join 99 other followers